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A Dark girl in a White world.


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A Dark girl in a White world

Lei mi ricorda un po’ me, quando ero ragazzina… mi fa tenerezza e simpatia.
Ero dark, e lo sono rimasta tutt’ora, da quando ancora non era diventato quello che sembra essere oggi, ovvero poco più di una moda…
Quando “essere dark” era ciò per cui è nato: un modo di essere, di appartenere a un gruppo o anche solo a se stessi.

Essere dark è in qualche modo un marchio, un’etichetta: sono d’accordo.
È un’auto-definizione.
È opporsi alla massificazione, alla commercializzazione, è profondità di sentimenti e profondità del sentire, è profondamente rock.
È il coraggio di essere se stessi.
È la scorza dura che cela un animo profondo e dolce, anche romantico, da concedere e mostrare solo a pochi eletti.
Essere dark emoziona e fa sentire forti e liberi, al tempo stesso.
Essere dark non è un travestimento.
Si può essere dark anche senza per forza vestirsi solo di nero, è amore per il gotico, il vittoriano, lo Steam Punk.
Si può essere dark solo se lo si è davvero, è un modo di essere, tutto il resto viene spontaneo.

Gli emo in qualche modo si ispirano ai dark, ma vedo in questo stile nato negli ultimi anni, molta più apparenza (capelli colorati o fluo, un certo tipo di trucco, vestiti di un certo tipo), molta più moda, molti selfies, e semplice imitazione di ciò che li circonda… Vedo in loro una ricerca di identificazione, che porta però in sé una necessità di riconoscersi in un gruppo. Di uniformarsi. Lo stile emo è prettamente giovanile, come se fosse solo un momento di passaggio…
Magari è solo il mio modo di vedere le cose, ma vedo in questo molta più “leggerezza”.
Inoltre l’espressione Emo si associa alla depressione, la tristezza, la malinconia… che non ritrovo come esclusiva nel movimento dark.

Credo che di veri dark ne esistano ormai davvero pochi: passando su internet, tra ragazzini si scambiano consigli su come vestirsi, su che marca prendere le scarpe per essere un vero dark, oppure se prendere maglie nere con stampe di teschi fucsia e se tingersi o no i capelli di nero….

Se ti senti dark, ti compri gli anfibi a 13 anni e ti vesti di nero, ami spasmodicamente i giubbotti in pelle -io avevo un chiodo bellissimo, dipinto a mano con un personaggio di arancia meccanica- ascolti musica rock per il semplice fatto che ti fa sentire bene, non perché stai imitando qualcun’altro…
E, solo dopo, capisci di essere dark, metal, o qualsiasi altra cosa tu voglia essere…..

Sarò rindondante, ma più passa il tempo e più un po’ tutto perde di sostanza, le cose vengono fatte tanto per fare, tanto per emulare….

Tanto per darsi un tono.

Essere dark è un modo d’essere e, per questo, sfugge in gran parte a definizioni.
E sfugge da ogni definizione, come sfugge ognuno di noi, nella sua irripetibile unicità.

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2 thoughts on “A Dark girl in a White world.

  1. “È opporsi alla massificazione, alla commercializzazione, è profondità di sentimenti e profondità del sentire, è profondamente rock.
    È il coraggio di essere se stessi.” Mi hai commossa. Complimenti, davvero.

    Mi piace

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